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mercoledì 14 luglio 2010

Crichton, Eriksson e Marilotti

Ad un colpo d'occhio nulla accomuna questi tre autori e i loro libri: Preda di Michael Crichton, Il giardino di pietra di Kjell Eriksson, La quattordicesima commensale di Marilotti Gianni e ancora Crichton con la sua autobiografia Viaggi.
Ma avendoli letti uno dietro l'altro mi sembra di poter trovare un filo comune: come si possono superare i propri limiti, attraverso quali alchimie, attraverso quali prove? 
Tutti i personaggi di questi libri lo hanno fatto, si sono messi alla prova, alcuni hanno vinto altri no, ma nessuno di loro ha rinunciato. Sarà perchè sono personaggi letterari? 

giovedì 4 febbraio 2010

Il manuale del contorsionista di CRAIG CLEVENGER

Se avete letto delle storie maledette come "I miei luoghi oscuri" di James Ellroy o come il durissimo "Mi chiamavano Speed Queen" di Stewart O’Nan o "Come una bestia feroce" di Edward Bunker sapete a che genere appartiene questo libro. Ma se non li avete letti, e lasciatevelo dire, vi siete persi dei libri intensi e spaccacuore che consiglio a chi non ama il lieto fine, potete provare con questo più soft "Il manuale del contorsionista".
La storia è avvincente, il protagonista assume nuove indentità per fuggire dalla reclusione in ospedali psichiatrici statali avendo tentato più volte il suicidio. Ma ogni volta che ha ingerito cocktail di farmaci o droghe era per fuggire dai suoi "spaccadio", esplosioni improvvise di mal di testa da togliere il respiro ed il contatto con la realtà.
Non vive una vita facile John Dolan Vincent alias Christopher Thorne alias Eric Bishop alias Daniel Fletcher, ha sei dita alla mano sinistra, un padre che è entrato e uscito dal carcere per una vita che gli ha insegnato solo giochi di prestigio e indifferenza per la sua vita e una madre ormai morta che non è mai riuscita a salvarlo.
E' un contorsionista perchè si destreggia tra le difficoltà della vita passando per le pieghe della burocrazia, assumendo sempre nuove identità per fuggire dallo stato, che vorrebbe preservarlo da se stesso e dal suoi tentativi di suicidio. 
Non si piace John/Eric/Daniel, non sa affrontare la vita e fugge da tutto e da tutti. Copia e impara a vivere altre vite per non guardare la sua, studia e apprende ogni minimo dettaglio per diventare altro da sè e fuggire, fuggire sempre. Si nasconde dietro le sue dipendenze, droga, alcool ed elenchi telefonici. E' dotato di un'intelligenza superiore, rimasta incompresa fin dalla sua infanzia, ha una memoria impressionante e si destreggia con i numeri come un matematico di alto livello. Ma è solo, isolato ed incompreso.
Solo una donna riuscirà a scoprire la sua vera identità, ma anche la salvezza, attraverso l'amore, arriverà per vie inusuali.    

mercoledì 30 dicembre 2009

LOTTA DI CLASSE di Ascanio Celestini

Sarà perchè sono arrabbiata per come gira il mondo, sarà perchè il mio senso critico non si assopisce, (fortunatamente!), sarà perchè penso che non bisogna mai mollare la presa, che questo libro mi ha rapito e mi ha lasciato un segno.
Di Ascanio Celestini avevo visto diversi spettacoli, ma non avevo mai letto i suoi libri e devo dire che "Lotta di classe" è un flusso di coscienza corale che parla con voci diverse di una stessa storia, che ti ruba l'anima se ascolti attentamente le storie tragicomiche dei personaggi, che ti fa star male se ti immedesimi nella loro condizione, senza poi sentirti tanto lontano da loro e che ad ogni pagina il peso sullo stomaco che senti, aumenta e aumenta... e speri che prima o poi esploda.
Salvatore, con la sua fissazione adolescenziale per il sesso, Marinella, con la sua "magagna" che è sempre sospesa tra un lavoro ed un altro e non ha tempo di poggiare i piedi a terra, Nicola, il fratello grande di Salvatore, con una bomba in tasca con il timer sempre attivo e Patrizia, anzi la Signorina Patrizia che alla fine delle storia non è più signorina, sonoi protagonisti di questa valanga embrionale che cresce ad ogni pagina.
Ti viene di leggerlo senza prendere il respiro mai, come quando vai a sentire uno spettacolo di Celestini a teatro e lui non respira e tu stai in apnea con lui. Così nel libro. Non ce la fai a respirare.
E alla fine, quando chiudi l'ultima pagina, dopo tanta apnea ti va di respirare, ma ancora non ci riesci. Ti sono rimasti dentro Salvatore, Marinella, Nicola e Patrizia, tutti lì ancora a lottare per non diventare quello che non hanno mai voluto.

martedì 15 dicembre 2009

Il mio Natale etico

Quando arriva Natale, la gente impazzisce.
Ci si accanisce sugli acquisti dei regali e tutto diventa una lotta contro il tempo come se fossero gli ultimi giorni per comprare... qualsiasi cosa.
Ci si sente obbligati a girare per negozi, a comprare il regalo giusto, a cercare l'idea originale perdendo di vista un po' il senso di tutto questo vagare.
Riflettendo su tutto questo tramestio che mi circonda in questi giorni, io mi sono vista ferma, immobile, e quindi anche molto felice. Non sto correndo dietro a nulla, non sto impazzendo dietro i regali. Quest'anno regalerò conoscenza, ossia libri per tutti.
Forse questa crisi economica ci aiuterà a capire che molte cose nella nostra vita sono inutili e che non abbiamo bisogno di possedere oggetti per sentirci felici.
Non che la crisi economica mondiale mi faccia piacere, ma riacquistare un nuovo punto di vista oggi non credo faccia male.. d'altra parte i buddisti lo dicono da secoli, la saggezza sta nell'apprezzare la bellezza di madre natura e il dono più prezioso che abbiamo ricevuto: la vita.

giovedì 3 dicembre 2009

Tutte le bambole sono carnivore di Ángela Vallvey

Il titolo di questo libro, lo devo dire, mi ha veramente intrigato.
Ma a cuor leggero e con molta pace interiore ho esercitato diversi diritti del lettore sapientemente "catalogati" da Daniel Pennac in "Come un romanzo" che vi riporto:
1. il diritto di non leggere
2. il diritto di saltare le pagine
3. il diritto di non finire il libro
4. il diritto di rileggere
5. il diritto di leggere qualsiasi cosa
6. il diritto al bovarismo
7. il diritto di leggere ovunque
8. il diritto di spizzicare
9. il diritto di leggere ad alta voce
10. il diritto di tacere.

Quelli che ho esercitato durante la lettura di questo libro sono stati sicuramente il secondo (quando mi annoiavo), il terzo (perchè proprio non trovavo nulla di divertente nè di interessante in quello che leggevo), l'ottavo (per essere sicura che non mi stavo perdendo nulla nelle pagine a seguire).
Purtroppo non ho trovato nulla di ironico, mordace e disinibito che altre recenzioni mi avevano promesso!

Mai fidarsi dei recensori! giusto?

mercoledì 11 novembre 2009

L'amore del bandito di MASSIMO CARLOTTO

Come già anticipato in un post di luglio, ho finalmente letto e digerito l'ultimo libro di Massimo Carlotto.
L'amore è una cosa strana, muove il mondo, tutto intero, anche quello della criminalità organizzata. E il blues e il calvados gli fanno compagnia in questo libro di intrecci, tra le strade di un Europa che sembre sempre più provinciale e un vasto territorio di mafie internazionali che si insinuano nelle pieghe del Nord Est italiano.
Marco Buratti alias l’Alligatore, Beniamino Rossini il bandito e Max la memoria si muovono tra le pagine di questo noir che ci parla di un mondo che è già diventato il campo di battaglia delle nuove mafie che tutto ingoiano e poi vomitano, senza lasciare spazio a vecchi valori che i banditi di una volta rispettavano.
L’amore del bandito è il racconto dettagliato di una strategia di mafia che assorbe strutture già esistenti e le controlla, così “quella che era stata la prima generazione di criminalità straniera a Padova si era ridotta a una truppa di galoppini.”. E’ la storia romanzata di malavita che diventa cronaca di tutti i giorni.
Quella fatta di organizzazioni in grado di soddisfare qualunque fantasia alberghi nella mente dei ricconi.
E’ la lucida e sapiente descrizione della realtà del Nord Est in cui si muovono personaggi disperati, spietati, indifesi e contraddittori. E' una realtà in cui  “tutti fottono tutti”, di un mondo vuoto, assuefatto e insensibile agli orrori che circondano persone "per bene" che vivono una vita ordinaria nella straordinarietà di una società marcia e fuori dal controllo dello Stato.
A consolare il lettore però c'è l'amore che fa sognare tra poesia e bellezza nella melma fangosa del mondo criminale.
L'amore del vecchio bandito Rossini per la sua bella danzatrice del ventre, Sylvie, rapita per ritorsione verso l’Alligatore, il bandito e Max la memoria  per via di una vecchia storia.
L'amore della misteriosa Greta Gardner mandante di una serie di delitti avvolti nel mistero tra le strade di Parigi, Padova e del Kosovo .
L'amore di Max la memoria che lo porta a scegliere una vita nell'impegno sociale.
L'amore dell'Alligatore, un po' strampalato e fuori dall'ordinario, l'unico che possa vivere.
Ma tutto questo amore si sporca e si trasforma nelle pieghe dell'odio, rimane zoppo tra servizi segreti deviati, mafie internazionali, criminalità locale, in una lotta di tutti contro tutti.
Putroppo non riesce a purificare nessuno.
Nemmeno l'Alligatore.

lunedì 26 ottobre 2009

Spingendo la notte più in là di MARIO CALABRESI

Mario Calabresi ha scritto questo libro meraviglioso in punta di piedi con una delicatezza che a tratti diventa dolcezza, soprattutto quando parla della sua famiglia e di sua madre, e che si trasforma in tenerezza quando ricorda suo padre, il Commissiario Calabresi, ucciso dalle brigate rosse con due colpi di pistola alle spalle, la mattina del 17 maggio 1972.
Racconta una storia privata attraverso la Storia dell'Italia degli anni di piombo, ma senza la rabbia che si immagina possa provare chi ha vissuto una tragedia come la sua, perchè parla della forza che questa famiglia ha avuto per ripartire, per non farsi inghiottire dai rimorsi, di sopportare la disattenzione pubblica e l'oblio collettivo e parla di chi non ha mai smesso di lottare perché fosse rispettata la memoria.
La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni o il figlio di Emilio Alessandrini) costretti all'improvviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che con molta difficoltà sta entrando nel vissuto collettiva.
Racconta degli atti formali che lo Stato non ha fatto per molti anni e di quelli che invece hanno ridato calore umano e rispetto per le istutuzioni che con il tempo invece sono stati operati.
Racconta di quanto Pinelli, l'anarchico morto il  15 dicembre 1969, precipitando da una finestra della Questura dove era trattenuto per accertamenti in seguito della Strage di Piazza Fontana, sia stato legato a doppio filo a Calabresi negli ultimi 40 anni. D'altra parte, il Commissario è stato ucciso perchè le brigate rosse erano convinte che la morte dell'anarchico fosse dovuta a Calabresi, anche se la verità giudiziaria che arrivò solo nell'ottobre del 1975, parlò di malore e non omicidio o di tentato suicidio.
Racconta di quanto sia tutt'ora difficile convivere con un cognome come il suo e di come la madre, donna che immagino meravigliosa, coraggiosa ed intelligente, lo abbia sempre consigliato alla mitezza e alla coerenza intellettuale.
Racconta di un uomo che gli ha fatto da padre e che in punta di piedi è entrato nella loro vita, nonostante un fantasma ingombrante, ma discreto, come Calabresi sia tutt'ora presente nella realtà di tutti loro.
Racconta di molte altre cose, che vi consiglio di cogliere tra le righe. Dispiace solo che sia così breve. Ma si può sempre rileggere..

venerdì 23 ottobre 2009

Ad occhi chiusi - Ragionevoli dubbi di CAROFIGLIO

Dopo aver letto "Ad occhi chiusi" e "Ragionevoli dubbi", posso sciogliere la mia riserva su Carofiglio e posso anche dirvi per quale motivo non mi aveva convinto "Testimone inconsapevole".
I primi due, nonostante lo schema della trama in qualche modo si ripete, (vittima ingiustamente accusata di aver commesso un reato in "Ragionevoli dubbi" come in "Testimone incosapevole") hanno la peculiarità di avere una vena ironica e sarcastica, e quindi non superficiale, che nel suo primo romanzo non si trova. E devo ammetterlo mi piace molto di più quando l'avvocato Guerrieri (il protagonista di tutte e tre i romanzi) diventa irriverente.
Ma andiamo per ordine.
"Ad occhi chiusi" mi ha colpito per i due complessi e coraggiosi personaggi femminili, protagoniste di questo libro. Una è Martina Fumai, una giovane donna che trova il coraggio di denunciare il suo ex compagno per maltrattamenti e vessazioni gravi, nonostante quest'uomo è il figlio del Presidente del Tribunale di Bari, e Suor Claudia, suora fuori dagli schemi con jeans e giacchetto di pelle che pratica un'arte marziale da combattere ad occhi chiusi, lontana dal pugilato tirato da Guerrieri che invece guarda in faccia il nemico e schiva i colpi guardando dove stanno per arrivare. E qui, secondo me, è il nodo di questo libro. Si parla sempre di coraggio e tutti i personaggi di questo romanzo hanno il coraggio di combattere le loro battaglie: Guerrieri lotta contro il potere dei potenti mettendo a rischio la sua stessa carriera per difendere le ragioni di Martina, la quale trova il coraggio di denunciare l'uomo potente nonostante sia ancora minacciata e Suor Claudia che combatte le battaglie di Martina per far sparire i suoi fantasmi del passato.
"Ragionevoli dubbi" invece è un romanzo della vendetta, ma anche del perdono. Guerrieri si trova a difendere Fabio Raybàn, picchiatore fascista ossessione della sua adolescenza, condannato pesantemente in primo grado per traffico di droga che ha ricusato il suo avvocato e ora vuol nominare Guerrieri appunto, come difensore. E qui ovviamente le implicazioni sono molteplici: sensi di colpa accompagnati dal desiderio di vendetta  che fanno da sottofondo ad una relazione clandestina che nasce tra l'avvocato e l'affascinante moglie giapponese del sospettato, Natsu Kawabata.
Il coraggio è un elemento presente anche in questo romanzo, perchè Guerrieri, una volta accettato l'incarico, sa che dovrà combattere contro un luogo comune diffuso: "Oltre alle regole scritte, quelle del codice e delle sentenze che lo interpretano c'è una serie di regole non scritte. Queste ultime vengono rispettate con molta più attenzione e cautela. E fra queste ce n'è una che più o meno dice: un avvocato non difende un cliente buttando a mare un collega. Non si fa, e basta. Normalmente chi viola queste regole, in un modo o nell'altro, la paga. O perlomeno qualcuno cerca di fargliela pagare."
Mai banale e sottilmente autoironico, anche qui, Guerrieri si difende facendoci leggere tutti i suoi dubbi, tutte le sue incertezze e le sue paure, camminando con lui nelle notti baresi dove si incontrano personaggi mai scontati, ascontando buona musica e sognando ad occhi aperti di fumare un ultima sigaretta..

lunedì 12 ottobre 2009

Testimone inconsapevole di GIANRICO CAROFIGLIO


So che non è un libro appena uscito e che probabilmente molti di voi, lo hanno già letto. Ma ho un'amica che mi ha passato tre libri di Carofiglio solo ora e quindi ve ne parlo oggi!
L'ho finito da qualche giorno e sono ancora indecisa.
Non so dire se mi è piaciuto.
La scrittura è asciutta, niente giri di parole, come il protagonista Guido Guerrieri, avvocato di professione, che parla lo stretto necessario e che attraversa una grande crisi personale dovuta al fallimento del suo matrimonio, ma non solo.
La sua crisi è profonda e mentre scorrono le pagine Guido si rende conto di non aver mai scelto nulla e che tutto quello che ha vissuto fino a quel momento, sono stati solo eventi transitori della sua vita. Fino a quando non incontra sulla sua strada Abdou Thiam, un insegnante senegalese, che in Italia fa l'ambulante e che è stato accusato ingiustamente di aver rapito e ucciso Francesco un bambino di 9 anni, di cui Abdou era amico.
L'incontro non è folgorante, anzi Guido già sa che Abdou è spacciato e che poco potrà fare per lui. Ma con il tempo, il percorso di rivalsa e di riscatto che incosciamente cercano entrambi diventerà una scelta di Guido, una scelta che lo porterà a combattere per difendere Abdou e in fondo per dimostrare a se stesso che il mestiere dell'avvocato è un mestiere da prendere sul serio, come la vita.
Ovviamente a questi elementi esistenziali aggiungeteci un po' di atmosfera legal-thriller, un'appasionante requisitoria finale, un'amore in embrione che non si sa che piega prenderà e il libro è fatto.
Ora sono passata al secondo della serie di Guido Guerrieri "Ragionevoli dubbi".
A presto altre due considerazioni su Carofiglio..

lunedì 5 ottobre 2009

A ottobre piovono libri in libreria

Condivido un post di Una Mamma a Roma molto interessante.
E' per genitori e bimbi! Eccolo: A ottobre piovono libri in libreria.

Report riparte - Terza Puntata

Confermata la tutela legale per Report, almeno per questa stagione.
Ecco l'articolo uscito sul Corriere della Sera il 2 ottobre scorso: L'annuncio della conduttrice: la Rai farà fronte alle eventuali cause contro Report.
Finalmente una bella notizia. Soprattutto perchè il passaggio del testimone tra Presa Diretta di Riccardo Iacona e Report di Milena Gabanelli, rappresenta un continuità di informazione, e non solo, di cui il nostro paese ha bisogno per non cadere nell'apatia dell'assuefazione ai misfatti e alla furberia italica...

martedì 29 settembre 2009

Il processo di DON M. MANKIEWICZ

Se vi siete trovati spesso a vedere i telefilm di Perry Mason, se vi è piaciuto il film "La giuria" con John Cusack, Gene Hackman e Dustin Hoffman e se quindi siete lettori, anche occasionali di John Grisham, vi consiglio questo bel "legal thriller" di  Mankiewicz, che mi sento di definire un precursore di Scott Turow che ha dato i natali a questo genere nel 1987. L'antesignano in questione, Il processo di Mankiewicz appunto, è stato scritto solo nel 1955.
Ed ora una piccola premessa, per potervi presentare il nostro avvocato difensore David Blake, coprotagonistta con la vittima Angel Chavez di questo bel libro.
Se vogliamo provare a classificare i vari «investigatori» creati dal romanzo giudiziario dai tempi di Edgard Pöe a quelli di Conan Doyle potremmo identificarne tre tipologie, creati sia dall'arte e dalla fantasia, che dai drammi della vita, e collegarli alle tipologie di avvocati difensori presenti nell'ordinamento giudiziario agloamericano: quello, oramai fuori di moda – almeno nel romanzo – per il quale tutto è nell'astuzia; il più moderno, per il quale tutto si risolve sapendo adoperare la più impeccabile logica; e finalmente il modernissimo, che invece tutto ricava dall'osservazione minuziosa, metodica, scientifica.
Il nostro avvocato David Black forse potrebbe essere inquadrato con la seconda specie, ma con dettaglio fondamentale in più, è uno studioso di legge inadeguato nell'applicazione reale.
Ecco, infatti, come ce lo descrive Mankiewicz stesso: "David sapeva che non avrebbe mai fatto il penalista, nè l'avvocato, perchè non era tagliato per questo.  Sapeva di avere una mente chiara e ordinata, particolarmente idonea a risolvere quei problemi geometrici che rappresentano la legge nell'insegnamento universitario, e del tutto inadatta a muoversi nella foresta lussureggiante e intricata che è invece la legge nelle sue applicazioni pratiche".
Ecco, questo avvocato, per una serie fortunosa di eventi, si trovera a dover difendere un accusato indifendibile, già condannato dalla società , ma comunque innocente, nel suo primo e forse ultimo processo.
A questi pochi, ma fondamentali elementi aggiungenteci po' di cattiva politica e un bel po' di politici corrotti, un po' di razzismo e tanti giochi perfidi abilmente nascosti tra le righe di chi sembra giocare con la difesa, ma che invece sa usare e conosce bene, i vecchi metodi e il vecchio armamentario dell'istruttoria giudiziaria e li usa strumentalmente.
Essendo un thriller non posso raccontare di più.. vi auguro solo buona lettura!

lunedì 14 settembre 2009

Lo scherzo del filosofo di JEROME K. JEROME

Ecco come l'autore Jerome K. Jerome, presenta questo libricino, che vivamente consiglio:
“Generalmente i lettori cercano in un libro gli spunti per arricchirsi, istruirsi, magari anche migliorarsi. Ebbene, questo libro non potrebbe rendere migliore nemmeno una mucca. In tutta coscienza, non lo raccomanderei per nessun utile proposito. Posso soltanto suggerirvi di sfogliarlo per una mezz’ora, quando vi sarete stancati di leggere ‘i cento migliori libri di sempre’. Almeno, sarà qualcosa di diverso.”

Con queste premesse perchè ne consiglio la lettura, allora?
Prima qualche considerazione.
Chi non si è mai interrogato, guardandosi indietro, sulla giustezza delle scelte fatte, sulle opportunità perse o colte che ci hanno fatto cambiare direzione, sulle possibilità accarazzate, ma mai intraprese, o sugli errori di cui ancora pensiamo di pagarne pegno?
Chi  non ha visto "Sliding doors", rivedendo i propri momenti cruciali e immaginando una seconda vita migliore di quella scelta?
Nei momenti di difficoltà tutti pensiamo che se avessimo girato a sinistra, anzichè a destra, saremmo stati migliori, la nostra vita sarebbe stata più ricca e felice, anche se questo non lo sapremo mai...

Allora ve lo consiglio per passare una mezz'ora del vostro tempo, gustando la spenzieratezza con cui Jerome si prende gioco dell'impossibilità dei destini paralleli. Perchè: "Tutto il mondo esagera. Si esagera ogni cosa, dalla vendita annuale di biciclette al numero degli atei convertiti in un anno, nella speranza della salvezza o per farsi offrire un altro giro di whiskey."

martedì 8 settembre 2009

Prigionieri di TODD HASAK-LOWY



Chi di voi lo ha letto sa di cosa parlo, se dico nevrosi allo stato puro, con un pizzico di masochismo, un po' di apatia e un q.b. (quanto basta..!) di autocommiserazione maldestra.
Allora perchè leggerlo, chiederanno i più?
Perchè uno sceneggiatore pazzo di Hollywood che decide di scrivere la trama di un film con un cecchino serial killer che uccide i potenti del mondo, colpevoli di aver ridotto il mondo ad uno schifo, è avvincente. Se a questo ci aggiungiamo una grossa crisi di identità che prova a risolvere parlando con un rabbino dedito a sperimentare droghe nuove, beh.. il tutto diventa esilarante.
I dialoghi di questo libro, quasi tutto scritto con dialoghi, sono ficcanti, taglienti e spietati. La redenzione è lontana e in fondo non arriva neanche.
E constatare tra le pagine, che il poliziotto che deve fermare il serial killer, ma che non lo vuole fare perchè pensa che non sia poi tanto sbagliato quello che il cecchino sta facendo, è fottuto, che Daniel (lo sceneggiatore) è fottuto, che la guida di Daniel in Israele (l'"inutile" viaggio della redenzione posticcia di Daniel!) è fottuto, che il produttore che prende in ostaggio la vespa dell'agente di Daniel per avere la sceneggiatura è fottuto, che insomma chiunque incontri in questo libro è veramente fottuto, ti fa apprezzare di più quello che si ha nella vita...
Non mi sembra una magra consolazione.. no?

giovedì 20 agosto 2009

Patrick Dennis, Muriel Barbery, Giancarlo De Cataldo e gli altri

E' vero che le vacanze fanno bene, per il corpo, la mente e soprattutto perchè si ha la possibilità di scegliere cosa fare del proprio tempo.
Gli altri giorni tra lavoro, casa e figli, sembra che la giornata non sia mai lunga abbastanza e che tutto scorre troppo velocemente. Per questo amo molto passare lunghe giornate di villaggiatura a leggere, ho la sensazione di riappropriarmi del tempo che solitamente tolgo alla lettura. Se questo riesco a farlo sdraiata sotto al sole, sono ancora più felice.
E devo dirlo la lettura più piacevole fatta nei giorni scorsi è stata "Zia Mame" di Patrick Dennis (Ed. Adelphi). La storia è veramente avvincente perchè dalle prime pagine si riesce ad apprezzare la protagonista che ha il fascino dell'insolito e dell'inusuale. Si ha la sensazione che appena si finirà di leggere il libro, sentiremo la sua mancanza, e lo ammetto, a me è successo. Tra l'altro si cade nella trappola di credere che sia una persona realmente esisitita, gioco cercato fin dalle primissime pagine; l'intrigo, infatti, lo crea Zia Mame stessa che scrive una lettera all'editore intimandolo di non pubblicare la sua storia, che risulta veritiera, ma non del tutto.
Fascino e divertimento allo stato puro, colto anche dai primi lettori nel 1955, data della prima pubblicazione di questo piccolo gioiello.
Inoltre è stato scritto sotto pseudonimo, quindi si sapeva molto poco di questo Patrick Dennis. Noi, lettori del 2009 siamo più fortunati, leggendo la postfazione, nonostante i misteri vengono svelati, sembra di leggere un libro nel libro.

Ho molto apprezzato, anche la discrezione e l'intelligenza dell'"Eleganza del riccio" di Muriel Barbery (Edizioni E/O). Colto e avvincente quasi come un giallo, raffinanto e signorile come la portinaia protagonista, che nasconde la sua cultura da autodidatta per non allontanarsi dallo stereotipo che pensa di dover rispettare, fino a quando non viene scoperta, da due personaggi che a differenza degli altri conoscono la differenza tra vedere e guardare le persone che ci circondano e che poi sanno andare oltre e pensano che non vivere superficialmente è un valore in cui si può ancora credere. Quante volte tutti noi, camminiamo per le nostre città senza vedere quello che ci circonda, o parliamo con le persone senza sentire cosa veramente ci stanno dicendo? Quando è nata mia figlia, ho riscoperto insieme a lei il mondo, per lei tutto era nuovo e io mi sono lascia coinvolgere da questa meraviglia che è il mondo. Questo libro va oltre questa riflessione, la approfondisce e ne esplora le conseguenze di ciò che significa non rimanere indifferenti agli altri superando ogni cliché, e le scoperte sono veramente da apprezzare.

Acerbo, scritto in un luogo qualunque e troppo simile a un film americano sui serial killer invece "Il suggeritore" di Donato Carrisi. Poco originale, con i soliti poliziotti problematici e troppi reati prima di arrivare alla soluzione nel classico finale circolare che chiude tutte le storie aperte contemporaneamente. Nulla da obiettare su questo tipi di romanzi, sono un'accanita lettrice del genere: Patricia Cornwell fino a "Punto d'origine", Thomas Harris del "Silenzio degli innocenti", John Douglas di "Mindhunter" una vera chicca del genere (per chi non lo avesse letto, Douglas è colui che ha categorizzato le tipologie di serial killer da cui è nata la banca dati di Quantico presso l'Accademia del FBI), diversi titoli di Jeffery Deaver, "Compagni di sangue" di Giuttari e Lucarelli per guardare anche ai nostri scrittori. Questo solo per dire che non è la prima volta che mi confronto con questo genere, ma purtroppo questo libro non ha nulla di avvincente anche se si lascia leggere, l'unico elemento che salverei è l'idea originale del reato difficilmente dimostrabile di cui parla: suggerire a qualcuno di uccidere.

Appassionante e al contrario, realistica la trama de "La forma della paura" di Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafaele, come per Romanzo criminale anche se di fantasia, tocca alti livelli di credibilità.
E' un vero piacere girare le pagine di questo libro che mi è sembrato solo troppo corto.. L'obliquità della differenza tra bene e male è la caretteristica principale di molti personaggi e delineare un confine preciso, come nella realtà, è impossibile.
Fluido e coinvolgente, mi sono alzata solo per andare al bagno.. e molto suggestiva la figura del Comandante.

Di Zafon salvo "Il principe della nebbia", ma lo consiglierei come lettura per adolescenti, per la ricerca dell'avventura e per la freschezza dei sentimenti dei giovani protagonisti. Da non disdegnare quella componente che definirei lievemente horror che caratterizza Zafon. Di "Marina" dello stesso autore salvo gli stessi ingredienti, ma della storia la soluzione l'ho trovata particolarmente bizzarra e veramente fantasiosa, ma non in linea con i miei gusti letterari.

Classico e perfetto giallo inglese che Agatha Christie penso, avrebbe apprezzato, "L'undicesimo piccolo indiano" di Yves Jacquesmard e Jean-Michel Sènècal. Ambientato nel mondo del teatro da attori che mettono in scena Dieci piccoli indiani appunto, il giallo nel giallo, con piantine dell'edificio, appunti da investigatore e sapore di sangue e vendetta. Finale veramente a sorpresa, nonostante spesso scopro chi è l'assassino prima della fine del libro, questa volta non solo ho sbagliato, ma i colpi di scena sul finale sono come fuochi d'artificio, intensi e uno dietro all'altro.

Mi manca solo "Lo scherzo del filosofo" che è rimasto l'unico sul comodino, per fortuna ho ancora una notte di ferie..

domenica 9 agosto 2009

ULTIME LETTURE

Giorni di intensa lettura. Lascio un memo degli ultimi libri letti e di quelli che leggerò:
L'UNDICESIMO PICCOLO INDIANO di Yves Jacquesmard e Jean-Michel Sènècal
IL SUGGERITORE di Donato Carrisi.
MARINA di Carlos Ruiz Zafon
LA FORMA DELLA PAURA di Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafaele
IL PRINCIPE DELLA NEBBIA di Carlos Ruiz Zafon.

Sul comodino:
LO SCHERZO DEL FILOSOFO di Jerome K. Jerome
L'ELEGANZA DEL RICCIO di Muriel Barbery
ZIA MAME di Patrick Dennis

A seguire due chiacchiere su quelli che mi sono piaciuti, ma anche su quelli che non mi sono piaciuti.

martedì 28 luglio 2009

Estate Romana

Roma è una città meravigliosa e anche se l'estate romana negli ultimi anni non è andata migliorando, nelle settimane passate sono andata a due manifestazioni meravigliose: il Festival delle Letterature alla Basilica di Massenzio e il Salotto Letterario delle Edizioni E/O sull'isola Tiberina.
Il 30 giugno la serata conclusiva del Festival c'è stato Roberto Saviano, titolo della serata: L'Italia che ci riguarda.
Il 22 luglio invece al Salotto c'è stato Massimo Carlotto, titolo: Il noir secondo Carlotto.
Due personaggi estremamente affascinanti per le loro storie personali, ma non solo, due ottimi scrittori, molto diversi, ma poi non così tanto.
Saviano ha raccontato una delle tante storie di cui è narratore attento, anzi di tante piccole storie che fanno la grande triste storia della nostra povera Italia.
Massimo Carlotto ha presentato il suo ultimo libro che uscirà a settembre, che parte da una inchiesta reale:
"2004. Dall’Istituto di medicina legale di Padova spariscono 44 chili di droga pesante. Criminalità organizzata da un lato e forze dell’ordine dall’altro si scatenano. L’Alligatore riceve pressioni per indagare e scoprire l’identità dei responsabili del furto. L’investigatore senza licenza non ci sta ma a certa gente non basta dire di no…" come si può leggere nella quarta di copertina in anteprima.
La realtà e la fantasia che diventano un tutt'uno, che si mescolano e si intrecciano. Forse però, per Saviano quel lato che può sembrare fantastico, è estremamente reale, come per Carlotto. Può sembrare un luogo comune banale, ma la realtà in Italia supera spesso la fantasia.

martedì 16 giugno 2009

Il controverso STIEG LARSSON

Prima di parlare della controversa trilogia di Millenium scritta dall'ormai defunto Stieg Larsson, ho deciso di leggere tutte le 2287 pagine dei tre libri: Uomini che odiano le donne, La regina dei castelli di carta e La ragazza che giocava con il fuoco.
Li ho letti in poco tempo, considerando il numero di pagine, probabilmente perchè nonostante tutto si lasciano leggere.
Certo ci sono molti punti che potrebbero essere tagliati e che sono delle mere ripetizioni di ciò che è accaduto (forse per ricordare la trama.. dovessi dimenticare mentre scorrono le centinuaia di pagine...), ma forse uno dei motivi per leggerli consiste nella constatazione della fine del mito della società perfetta.
Svezia, Norvegia, Scandinavia sono stati considerati erroneamente come esempio di civiltà, di armonica sintesi tra socialdemocrazia, capitalismo, dove per alcuni 'In Svezia lo stato, accudisce, difende, protegge il cittadino dalla culla alla tomba'.
Si tratta di nazioni, sicuramente più civili della nostra ma che funzionano, o malfunzionano come tante altre. Sono razziste, la criminalità esiste, sono affariste, la polizia è violenta, la politica corrotta. Il fatto di essere poco popolose facilita sicuramente la gestione della sicurezza. Ma il mito è morto, se mai è esistito.

Inoltre, la morte prematura dell'autore ha creato una sorta di altro mito sulla sua figura e in rete si trovano cose che, se l'autore fosse ancora in vita, forse non sarebbero state pubblicate, come il carteggio tra Larsson e la sua casa editrice durante la stesura dei tre libri:
http://blog.marsilioeditori.it/2009/01/08/le-lettere-inedite-di-larsson/

C'è un altro ingrediente che sicuramente aggiunge un po' di sapore alla godibilità dei libri, l'aver svelato una città come Stoccolma che molti di noi non conosco.. e questo lo dimostra questa guida: "La Stoccolma di Stieg Larsson. Fotografie di Maki Galimberti introduzione di D'Orrico Antonio"
http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3179817-la-stoccolma-di-stieg-larsson.
Ecco come lo presenta il sito:
"Nei romanzi che compongono la sua ormai celebre trilogia, ambientati in gran parte a Stoccolma, Stieg Larsson ha magistralmente raccontato una città diversa da quella dei tradizionali circuiti turistici. Case e palazzi, caffè, ristoranti e hotel: la maggior parte dei posti descritti nei suoi libri esiste davvero ed è riprodotta con minuziosa precisione. [..] Già da tempo Stoccolma è diventata meta spontanea di migliaia di fan da tutto il mondo, e il Museo della città di Stoccolma organizza dei «Millennium Tour» sulle tracce dei libri di Larsson.
Corredata dalle splendide foto di Maki Galimberti e dall’introduzione di Antonio D’Orrico, questa guida offre, appunto, un modo nuovo e intrigante di visitare la capitale svedese immergendosi nelle suggestive atmosfere della Millennium Trilogy e rivivendo le emozionanti avventure dei suoi protagonisti. La mansarda di Mikael Blomkvist e l’hotel dove si incontra con Harriet Vanger, il locale preferito di Lisbeth Salander e la bottega dove si fa fare uno dei suoi numerosi tatuaggi: sono solo alcune delle tappe dell’itinerario proposto."

Ma tutto questo ancora non spiega il successo di questi libri, o forse lo spiega solo in parte. A mio avviso gli ingredienti "vincenti" sono:
per il primo, l'aver creato il classico enigma della camera chiusa in ambientazioni nuove, usando le stesse peculiarità di Agatha Christie, atmosfera intrigante, descrizioni accurate, senso della suspense, ambientazioni realistiche dettagliate, personaggi mai privi di caratterizzazione;
per il secondo, non saprei trovare pregi, lo leggi già sapendo che ti serve solo per arrivare al libro successivo;
per il terzo: l'aver inserito l'elemento spionaggio utilizzando il fenotipo George Smiley di John Le Carrè ma non per Mikael Blomkvist, ma per Lisbeth Salander. Nei romanzi di Le Carré spesso risalta la fallibilità dei sistemi di spionaggio occidentali, con la considerazione implicita che Unione Sovietica e NATO sono sostanzialmente i due lati della stessa moneta, in cui i protagonisti sembrano votati allo spionaggio più che all'ideologia che dovrebbero difendere. La stessa cosa avviene ne "La ragazza che giocava con il fuoco" e questo rende scorrevole la lettura.

Segnalerei un ultimo punto per spiegare la divulgazione internazionale di questi libri e dell'annesso film: viviamo in un mondo virtualmente unificato che amplifica fenomeni che se avvenuti in altre epoche, forse sarebbero rimasti locali, ma la glocalità culturale della nostra società e soprattutto del web, anche se può sembrare una contraddizione in termini, amplifica l’informazione locale e la rende disponibile per la platea del mondo intero, diventando globale.
E così noi piccoli e mortali lettori di periferia ci ritroviamo a pensarci a Stoccolma con Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander.

martedì 5 maggio 2009

Sorella del mio cuore di BANERJEE CHITRA DIVAKARUNI

Come molti dei libri che ultimamente sto leggendo, anche questo mi è stato consigliato e prestato tra l'altro, dalla nonna del mio compagno..
E questo, in qualche modo, mi fa riflettere sul fatto che la peculiarità del genere femminile non ha età, e era vi spiego anche il perchè..
La storia, ovviamente tutta al femminile, racconta di due giovani donne indiane, nate cugine, cresciute come sorelle, in realtà, si scoprirà più in là nelle pagine, nè le una nè l'altra, ma qualcosa di più.
Ovviamente il nodo principale è la vicinanza/distanza dalle tradizioni sociali indiane molto forti nel loro quotidiano, che in qualche modo darà una svolta decisiva ad entrambe le loro esistenze.
L'intreccio familiare è avvincente e intrigante, soprattutto perchè tutti i personaggi sono a tinte forti.
La struttura del libro è in forma di diario, ognuna delle due protagoniste ne scrive uno. Ho trovato molto bello leggere la stessa storia da due punti diversi, lo stile poi anche se in qualche modo dissimile, è così scorrevole e lineare che coinvolge emotivamente e tocca le note più profonde del cuore.
Anju e Sudha si aggrappano l'una a l'altra fino a quando l'infanzia lo permette, con difficoltà continuano a farlo anche da adulte, ma per riuscirci devono superare ostacoli e discriminazioni che noi donne italiane immaginiamo soltanto.
E' un viaggio tra la realtà e la fantasia dove, dalla vita protetta tra le molte madri e zie, le due protagoniste arrivano a dover fare scelte difficili che avranno un peso talmente grande sulla loro vita, che solo gli atti di amore che l'una fa nei confronti dell'altra, riuscirà a salvarle entrambe.
Le figure delle madri e delle zie fanno riflettere su quanto poco e tanto allo stesso tempo, sia cambiata l'essenza dell'essere donna. Per questo, vi dicevo che la nonna ottantenne che mi ha prestato questo libro, non è poi così distante da me, età a parte, ovviamente.
Meraviglioso..
e decisamente consigliato a tutte le donne.

venerdì 3 aprile 2009

Il prigionerio di ANNA LAURA BRAGHETTI e PAOLA TAVELLA

Nei giorni scorsi sono stata a casa con l'influenza e l'unica cosa che mi ha rallegrato è stato un meraviglioso pomeriggio di letture.
Sul mio comodino era rimasto da mesi "Il prigioniero" preso in prestito da un amico, che spesso legge libri sulle Brigate Rosse, come me.
L'autrice, Anna Laura Braghetti, è stata una dei carceri di Aldo Moro e in questo testo racconta dei 55 giorni di prigionia del Presidente della DC, ma non solo.
Tra l'altro da questo libro Marco Bellocchio si è ispirato per girare il bellissimo film "Buongiorno, notte".
L'ho letto tutto di un fiato e ho cercato di fare molta attenzione ai piccoli dettagli che ancora oggi sembrano far parte dei grandi misteri d'Italia.
Come ad esempio la storia del ritrovamento del memoriale erroneamente definito di Moro, trovata l'1 ottobre del 1978 in un appartamento-covo delle Brigate Rosse di via Montenevoso a Milano da parte degli uomini della sezione anticrimine del generale Dalla Chiesa, nominato da venti giorni a capo del Nucleo Antiterrorismo.. Molti anni dopo, nell’ottobre del 1990, durante alcuni lavori di restauro nello stesso appartamento, fu rinvenuta da parte di alcuni operai, un'altra versione del testo più completa, insieme a del denaro, ormai fuori corso.
La Braghetti non fa dietrologia, dice che è stato un caso questo doppio ritrovamento.
E anche quando parla di altre strane coincidenze smussa gli angoli.
Ma a noi italiani piace invece, immaginare e vedere dietro a questi strani fatti delle coincidenze, che non possono essere considerate tali.
E, devo ammetterlo, anch'io trovo particolarmente intrigante questa chiave di lettura.
D'altronde Eraclito lo scrisse: l'intima natura delle cose ama nascondersi.